Esistono davvero pneumatici che non richiedono termocoperte?
Un’analisi tecnica su pressione, sicurezza e prestazioni nel motorsport.
Negli ultimi anni alcuni produttori hanno introdotto sul mercato pneumatici racing dichiarando che possono essere utilizzati senza termocoperte. La promessa è semplice: grazie a nuove mescole, lo pneumatico è in grado di sviluppare rapidamente un livello di aderenza sufficiente già dopo le prime curve. Si tratta senza dubbio di un importante progresso tecnologico. Ma questa evoluzione significa davvero che le termocoperte non servono più? La risposta, dal nostro punto di vista, è no. Non perché le nuove mescole non funzionino. Ma perché il problema che le termocoperte risolvono non è soltanto il grip. Il vero problema è la pressione di esercizio del pneumatico. Ed è un problema che nessuna nuova mescola può eliminare.
Grip e pressione sono due cose completamente diverse
💡 Quando si parla di pneumatici senza termocoperte, molto spesso si commette un errore. Si confonde il concetto di aderenza con quello di pressione di esercizio. Sono due fenomeni completamente differenti. Il grip dipende principalmente dalla mescola e dalla sua capacità di raggiungere rapidamente la temperatura di lavoro. La pressione dipende invece dalla temperatura dell’aria contenuta all’interno dello pneumatico e dall’equilibrio termico tra gomma, aria e cerchio. Una mescola può diventare efficace molto rapidamente. La pressione, invece, continua a modificarsi per diversi minuti. Ed è proprio questa differenza che rende ancora oggi fondamentali le termocoperte.
Linea rossa Temperatura battistrada. Linea nera Pressione. Il raggiungimento del grip non coincide con il raggiungimento della pressione di esercizio. Se impostata a 90 gradi la temperatura viene raggiunta in circa 40 minuti ma la pressione si stabilizza dopo altri 40 minuti.
La pressione non è una nostra opinione. È un parametro di sicurezza.
Qualcuno potrebbe pensare che la pressione sia semplicemente un parametro utile per migliorare il tempo sul giro. In realtà è molto di più. È un parametro di sicurezza. La dimostrazione arriva direttamente dal massimo livello delle competizioni motociclistiche. In MotoGP ogni moto è equipaggiata con un sistema TPMS (Tyre Pressure Monitoring System) che misura continuamente pressione e temperatura degli pneumatici. Non si tratta di una scelta del singolo team. È previsto dal regolamento. Perché? Perché i costruttori degli pneumatici definiscono precisi valori di pressione entro cui il pneumatico è progettato per lavorare. Se la pressione rimane al di sotto del limite regolamentare (1.8bar anteriore e 1,68bar posteriore) per un numero di giri superiore a quello consentito, il pilota viene penalizzato: Pirelli Pressioni minime In MotoGP vengono utilizzati contemporaneamente termocoperte e sistemi TPMS. Due tecnologie differenti con lo stesso obiettivo: garantire che il pneumatico lavori nelle condizioni previste dal costruttore.
Le moderne mescole hanno migliorato il grip nei primi metri di utilizzo. Tuttavia la maggior parte dei team professionistici continua a utilizzare le termocoperte per un motivo molto preciso: garantire che il pneumatico lavori fin dall’inizio nelle corrette condizioni di pressione.
Se in MotoGP controllano la pressione, perché dovrebbe essere diversa la fisica per un amatore?
La risposta è semplice. Non è diversa. Le leggi della fisica sono identiche. Cambiano le velocità. Cambiano i tempi sul giro. Cambia il livello del pilota. Ma uno pneumatico continua a comportarsi esattamente allo stesso modo. L’aria aumenta di pressione quando aumenta la temperatura. La carcassa modifica la propria rigidità. L’impronta a terra cambia. Il comportamento dinamico della moto evolve progressivamente. In MotoGP questo fenomeno viene monitorato costantemente perché i piloti guidano al limite assoluto. Ma ciò non significa che il fenomeno non esista durante un normale track day. Significa semplicemente che il pilota amatoriale potrebbe accorgersene meno. La fisica, però, rimane identica. Ed è proprio questa fisica che rende ancora oggi fondamentali le termocoperte.
Cosa promettono realmente i nuovi pneumatici?
È importante essere chiari. I nuovi pneumatici racing rappresentano una reale evoluzione tecnologica. Le nuove mescole consentono di raggiungere rapidamente un livello di aderenza sufficiente. Questo riduce il rischio di perdita di grip nei primissimi metri. Su questo non ci sono dubbi. Ma è qui che nasce il principale equivoco. Molti motociclisti pensano che se il pneumatico è in temperatura allora abbia già raggiunto le corrette condizioni di funzionamento. Non è così. Il fatto che una gomma sviluppi rapidamente grip non significa che abbia già raggiunto la pressione di esercizio prevista dal costruttore. Sono due fenomeni completamente differenti. Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo delle termocoperte.
Un concetto fondamentale
Un moderno pneumatico può offrire un buon livello di aderenza già dopo poche curve. Questo non significa che pressione, aria interna e cerchio abbiano già raggiunto il proprio equilibrio termico. Fino a quel momento la pressione continua a cambiare. E con essa continua a cambiare anche il comportamento della moto.
Cosa succede realmente nei primi minuti?
A questo punto è utile dimenticare per un momento gli slogan commerciali e osservare cosa accade realmente a uno pneumatico quando la moto esce dalla pit lane. Molti motociclisti immaginano che il pneumatico si scaldi in modo uniforme. In realtà non è così. Ogni componente si riscalda con una velocità diversa. La superficie del battistrada raggiunge rapidamente la temperatura di esercizio. La carcassa impiega più tempo. L’aria contenuta all’interno continua a riscaldarsi progressivamente. Il cerchio, essendo una massa metallica importante, richiede ancora più tempo. Finché questi elementi non raggiungono un equilibrio termico, anche la pressione continua a modificarsi. Ed è proprio questa variazione continua che cambia il comportamento della moto.
h3>Il problema non è avere una pressione sbagliata. Il problema è che continua a cambiare.
Questo è probabilmente l’aspetto meno conosciuto. Molti pensano che basti raggiungere “più o meno” la pressione corretta. In realtà il problema principale è un altro. Una moto che cambia comportamento giro dopo giro costringe continuamente il pilota ad adattarsi. Cambiano: l’ingresso in curva; la risposta dello sterzo; il sostegno della carcassa; la trazione in accelerazione; la stabilità in frenata. Ogni giro la moto è leggermente diversa da quello precedente. Più il pilota aumenta il ritmo, più queste variazioni diventano evidenti. Ed è proprio per questo motivo che la pressione rappresenta un parametro fondamentale per la sicurezza. Non perché una differenza di pochi decimi di bar provochi automaticamente una caduta. Ma perché riduce la prevedibilità della moto. E quando una moto diventa meno prevedibile, aumenta anche il rischio di errore.
Le moderne mescole hanno migliorato il grip nei primi metri di utilizzo. Tuttavia la maggior parte dei team professionistici continua a utilizzare le termocoperte per un motivo molto preciso: garantire che il pneumatico lavori fin dall’inizio nelle corrette condizioni di pressione.
Cosa succede quando ti fermi tra un turno e l’altro?
Il grafico di sopra mostra come in pochi minuti dopo aver tolto le termocoperte, le temperature superficiali e soprattutto la pressione interna crollino. Quindi ad ogni inizio turno, le gomme sono dinuovo nelle condizioni di partenza: grip iniziale accettabile ma pressioni non corrette.
Il grande dimenticato: il cerchio
Quando si parla di termocoperte, quasi tutta l’attenzione viene rivolta allo pneumatico. In realtà esiste un componente che influenza direttamente la stabilizzazione della pressione e che viene spesso sottovalutato. Il cerchio. Essendo realizzato in lega metallica, rappresenta una massa importante che assorbe calore lentamente. Quando la moto esce dai box, il battistrada può iniziare a riscaldarsi rapidamente. Il cerchio, invece, rimane ancora freddo. Questa differenza di temperatura provoca un continuo trasferimento di calore tra pneumatico, aria interna e cerchio. Il risultato è semplice. La pressione continua a modificarsi anche quando il pilota percepisce già un buon livello di grip. Per questo motivo non è sufficiente riscaldare solamente la superficie dello pneumatico. L’obiettivo dovrebbe essere quello di portare tutto il sistema — pneumatico, aria interna e cerchio — il più vicino possibile alle condizioni di esercizio. La pressione non è soltanto un parametro prestazionale. È un parametro di sicurezza. Non lo afferma IRC Components. Lo dimostrano i regolamenti delle principali competizioni motociclistiche internazionali. Continua ad aumentare anche dopo che la mescola ha raggiunto la temperatura di esercizio. Il pneumatico e il cerchio non raggiungono la temperatura con la stessa velocità. È proprio questa differenza a ritardare la stabilizzazione della pressione.
È proprio da questa osservazione che nasce il nostro brevetto
Molti pensano che un brevetto serva semplicemente per differenziarsi dalla concorrenza. Nel nostro caso è successo esattamente il contrario. Prima è stato studiato il problema. Solo dopo è arrivata la soluzione. Durante anni di prove in pista ci siamo accorti che, anche utilizzando termocoperte tradizionali, la pressione continuava a modificarsi nei primi giri. Abbiamo iniziato ad analizzare il fenomeno. Misurazioni, Prove, Confronti, Test. La domanda era semplice: Perché la pressione continua a cambiare se lo pneumatico è già caldo? La risposta era davanti ai nostri occhi. Il cerchio. E’ attraverso il cerchio che la temperatura interna al pneumatico si dissipa. E finché il cerchio rimaneva freddo, anche l’aria contenuta nello pneumatico continuava a modificare la propria temperatura e, di conseguenza, la propria pressione. Da questa osservazione è nato un progetto di ricerca.
Cosa succede quando ti fermi tra un turno e l’altro?
Ogni innovazione nasce da un problema reale osservato durante i test. Nel nostro caso il problema era la stabilizzazione della pressione.
Nel 2012 IRC Components ha scelto una strada diversa
Nel lontano 2012, quando ancora nessuno parlava di preriscaldamento del cerchio, IRC Components ha deciso di affrontare il problema in modo diverso. Non ci siamo limitati a progettare una termocoperta capace di riscaldare lo pneumatico. Abbiamo progettato una soluzione capace di trasferire calore anche al cerchio. Da questa attività di ricerca è nato Integrale, il primo sistema brevettato da IRC Components per il preriscaldamento contemporaneo di pneumatico e cerchio.
E’ stata anche la prima termocoperta ad introdurre il concetto di “dual zone”, come evidente dai 2 termostati 6 e 6′ L’obiettivo non era ottenere uno pneumatico più caldo. L’obiettivo era molto più ambizioso. Ridurre il tempo necessario affinché tutto il sistema raggiungesse una pressione stabile. Per noi innovare significa questo. Osservare un problema. Comprenderne le cause. Sviluppare una soluzione tecnica.
Il brevetto IRC Integrale, depositato nel 2012, nasce dall’esigenza di accelerare il raggiungimento dell’equilibrio termico dell’intero sistema ruota.
Trent’anni di ricerca, non di slogan
In IRC Components sviluppiamo termocoperte da oltre trent’anni. Nel frattempo le moto sono cambiate radicalmente. Sono aumentate le prestazioni. Sono aumentate le velocità. Sono cambiate le carcasse. Sono cambiate le mescole. Sono cambiate le sospensioni. Sono cambiate perfino le strategie elettroniche di controllo della trazione. Per questo motivo riteniamo che anche le termocoperte debbano evolversi continuamente. Il nostro lavoro non consiste semplicemente nel produrre calore. Consiste nello studiare come il calore viene distribuito. Come viene trasferito. Come influenza la pressione. Come cambia il comportamento dinamico della moto. Perché il nostro obiettivo non è vendere una termocoperta. È permettere allo pneumatico di lavorare fin dall’uscita della pit lane nelle condizioni previste dal suo costruttore. Ed è una filosofia che continua ancora oggi a guidare ogni nuovo progetto del nostro reparto Ricerca e Sviluppo.
Conclusioni
Le nuove mescole rappresentano un’importante evoluzione e permettono di raggiungere più rapidamente un livello di aderenza sufficiente. Tuttavia non modificano le leggi della fisica che regolano la pressione dell’aria contenuta nello pneumatico. La pressione continua infatti a evolvere fino al raggiungimento dell’equilibrio termico tra pneumatico, aria interna e cerchio. Ed è proprio questa continua variazione a modificare il comportamento dinamico della moto nei primi giri. Per questo motivo riteniamo che le termocoperte continuino ad avere un ruolo fondamentale anche con gli pneumatici di ultima generazione. Il loro compito non è semplicemente “scaldare la gomma”. Il loro compito è permettere allo pneumatico di lavorare fin dall’uscita della pit lane nelle condizioni di pressione previste dal costruttore. Da oltre trent’anni è questa la filosofia che guida IRC Components. Osservare. Studiare. Misurare. Innovare. Perché nel motorsport le prestazioni evolvono continuamente. E anche gli strumenti devono evolversi. Entrare in pista con la certezza che pneumatici e moto siano già nelle migliori condizioni possibili, affrontare la prima curva con il gomito a terra, è una sensazione che non compare in nessuna scheda tecnica. Ma per chi corre in pista, fa la differenza tra un giro cronometrato e un ricordo.
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